La piccola judoka e il suo NO!

Fa ingresso nel dojo la piccola judoka con ricci lunghi e occhi furbetti. La mamma la accompagna velocemente in palestra lascia che indossi sola il judogi negli spogliatoi la saluta con un bacio fugace: “ciao principessa non fare la peste come sempre” …e di fretta va via, ahimè il tempo non è dalla sua parte. Una routine che si ripete ad ogni lezione.
La piccola ricciolina non appena sale sul tatami sembra trasformarsi in una lupacchiotta pronta a fare dispetti a tutti, indifferente a qualunque regola. Uniche parole che pronuncia: “no, non lo faccio!” 
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Quando basta uno sguardo

Scoprire la meraviglia che si cela nella mente dei bambini.
“Facciamo un gioco?”. “Siiiiii”.
Tutto ha inizio così, un giorno qualsiasi, un giorno apparentemente come altri.
Tra tutti quei bambini che mi circondano spuntano due occhioni di un nero profondo due occhioni che vorrebbero dire tanto e che tanto non osano dire. Lei è Mariblù (nome fantasia), la bambina di 7 anni che avrebbe reso quel giorno per me indimenticabile. 

Mariblù è una bambina speciale, non perchè presenta un ritardo cognitivo bensì perchè in lei c è un mondo sommerso che tanto ha da insegnare a me adulta contaminata.
I bambini alzano la mano e uno dopo l altro urlano “giochiamo al calzino … no giochiamo a palla prigioniera … no io voglio giocare al giorno e alla notte …” Mariblù non dice nulla mi guarda, non posso non accogliere quello sguardo e capire che quella creatura mi sta chiamando mi sta chiedendo qualcosa. Cosi le faccio con la mano il segno di avvicinarsi e lei divincolandosi tra piccoli judoka tra cinture di diverso colore arriva e si siede avanti me.
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Obi e il piccolo judoka

“Maestra mi lega la cintura, mi è caduta”.
Una innocente richiesta di aiuto che sottende la grande forza educativa della disciplina del judo. Il bambino nella semplicità e spontaneità dei suoi pochi anni conferma a noi tecnici quanto il dojo con le sue regole entri nel cuore e nella mente del piccolo judoka. 
La cintura, Obi , non è solo la cintura che “lega”. Obi è ordine è eleganza è responsabilità.
Il piccolo judoka ha ben compreso tutto. Senza la cintura lui non ci sta e, la sua cintura, è solo SUA. 
Gioca corre la perde dopo pochi minuti si ferma, la cerca e, con il sorriso 
correndo arriva : “Maestra per favore …”.

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Si può cambiare?

Parliamo di cambiamento …
Seduta in un locale, accanto a me due donne che chiacchierano, una frase attira la mia attenzione: “ma dai lo sai che non è possibile cambiare!”.

Si può cambiare? Quando si ha la sensazione di sbagliare in qualcosa, o qualcuno ci suggerisce di cambiare un percorso forse non adatto a noi, è possibile cambiare il nostro comportamento?
Il cambiamento non è un processo semplice. Quante volte un comportamento una modalità di relazione un lato caratteriale impedisce di apparire come realmente si è, o, quante volte si replicano scelte fatte in passato rivelatesi poi non efficaci?

Pattern costruiti nel tempo incatenano il cambiamento e, il fare o l’essere abitudinario, permane. 
Si leggono libri, in autonomia si cerca nel passato o si interpreta il presente per capire per trovare risposta ai propri errori e/o comportamenti. Alla fine convinti di non aver bisogno di altro o altri, ecco la promessa a se stessi: “basta da domani cambio … “ .

(immagine web) Continua a leggere

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Kaizen da modello filosofico a stile vincente del bambino judoka

Kaizen è una strategia (modello imprenditoriale) nata intorno agli anni ’50 suggerita dai giapponesi basata sul principio del miglioramento continuo. Composizione di due termini, KAI (cambiamento) e ZEN (migliore) nel gergo quotidiano di oggi potrebbe rientrare nelle sagge parole dei nostri nonni: “fai un passo alla volta e ci arriverai!”

Modello che evidenzia l’efficacia del principio del miglioramento graduale piccoli semplici passi in avanti e che si presta come modalità di insegnamento del judo, in particolare con il bambino. Non essendo concluso lo sviluppo psico-fisico, non provvisto ancora di molti modelli fissi interiori, il bambino è come una spugna, “assorbe” tutto cosa questa che facilita l’ingresso del nuovo.

L’insegnamento un po’ per volta di pochi semplici movimenti, di pochi nuovi principi, poche regole del judo, giorno dopo giorno possono condurre il bambino a migliorarsi a un livello per lui inimmaginabile non solo nella pratica del judo bensì anche nel suo ambiente sociale. Continua a leggere

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