Fiducia

“Credere in noi stessi non ci assicura il successo, ma non credere ci assicura il fallimento” (Bandura)

I bambini sono creature dalle mille potenzialità, sono puri, autentici, parlano come pensano e pensano come sentono. I bambini non hanno filtri, le loro menti sono un vulcano in attività, creano distruggono e ricreano non curandosi di quanto la vita potrà loro confermare oppure no, fanno!


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Il pensiero

“I pensieri hanno frequenza, hanno intensità, hanno forma, per questo possono diventare realtà”. (Loredana Borgogno)

Pensare realmente a quello che si desidera raggiungere costruisce una immagine nella mente e la mente si attiva per trovare la strada che porta proprio lì .. nel mondo del desiderio.
Un pò come fanno i bambini; bisogna esser liberi e capaci di raccontarsi una favola e vedersi nel paese incantato, bisogna costruire il gioco simbolico e viverlo senza imbarazzo perchè quel momento sigilla il ricordo emozionale che mantiene alta la motivazione anche quando non lo facciamo consapevolmente.


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Il genitore e l’allenatore: un caso

Un caso …

“Maestro mio figlio non vuole più venire a fare attività sportiva, fa capricci non so perché, dice che non gli piace più […] Prima era tutto contento non capisco il perché […]mi dispiace abbiamo deciso di cambiare inutile che venga e non si diverta […]”

Il genitore come l’allenatore (o chi è parte attiva dell’educazione del bambino) conosce quanto i bambini siano volubili. Nell’età tra i 5 e i 10 anni il cambio di direzione è un rischio atteso, ipotizzato, ciò nonostante a volte l’adulto si trova impreparato, non sa bene come rispondere al “non mi piace più!”.
Da un lato il genitore tende ad assecondare dall’altro l’allenatore il più delle volte si impunta perchè il bambino non abbandoni la disciplina che insegna per andare a praticarne altra.

 
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Le punizioni servono?

“Oggi niente judo perchè non hai….”
A volte il genitore perchè il bambino impari regole e comportamenti si vede costretto a punire il proprio figlio utilizzando una strategia che sa essere di forte impatto.
La punizione “mirata” è il gesto più efficace e funzionale all’insegnamento e apprendimento dell’autodisciplina?
Imporre al bambino la rinuncia di un’ora di divertimento di regole di attività contro l’analfabetismo motorio che offre il judo, è una via che con il passare tempo può rivelarsi più nemica che amica dell’educazione e può rivelarsi deleteria per la relazione figlio-genitore.

Insegnare la gestione del tempo insegnare la responsabilità utilizzando esempi pratici proponendo “sfide” premianti utilizzando uno stile comunicativo è invece una modalità costruttiva che favorisce la crescita e il cambiamento del bambino.
Punire un bambino produce un risultato nell’immediato perchè il piccolo interrompe il comportamento o l’azione che non si approva. Tuttavia spesso il bambino nel giro di poco ripropone medesime azioni, se non anche più disturbanti.
Il genitore ripete a sua volta la punizione e così parte un circolo vizioso difficile da interrompere: ” tu mi fai capricci non fai i compiti non mi ascolti non….ed io ti punisco, niente judo niente divertimento”.

È importante da genitore comprendere che la punizione agita a scopo educativo in realtà per il bambino può essere l’espressione di un atto di potere che il bambino stesso subisce non senza effetti collaterali.

foto repertorio personale

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“Non ce la faccio Maestra!”

“Non ce la faccio Maestra”.
Le prime parole che bambini adolescenti (ma anche adulti) utilizzano per mascherare sfiducia, stanchezza, paura di deludere, di non riuscire, di fallire, di perdere.
Cosa fare?
Accogliere la paura, guardarli, lasciare che nostre parole di risposta lascino il posto ad esempi concreti.
Mostriamo loro quante volte anche noi grandi non riusciamo, cadiamo e quante volte possiamo decidere di rimanere a terra o decidere di risalire. Mostriamo loro come può essere differente il finale.
La difficoltà, il momento di crisi, la paura è come un’alzata di snatch.
Ti avvicini al bilanciere, lo guardi, hai paura, ti chiedi se oggi riuscirai a sollevarlo, sai bene le volte che hai mollato. Trattieni il fiato impugni e, via. Il bilanciere sale tutto sta andando bene sino a quando realizzi che la posizione è cambiata. Adesso sei tu sotto il peso, la difficoltà è sopra di te, schiaccia vuole farti cadere!


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